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	<title>Max Vergani, un uomo in blog &#187; penz&#8217;ieri, penz&#8217;oggi</title>
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	<description>teatro, ballate, racconti, pensieri e pensierini scritti in mutande</description>
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		<title>francadario</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jun 2013 00:39:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[29 maggio 2013 o l&#8217;è gnanca &#8216;l caso de dir quanto che me spiàas de la franca, parché, chi &#8216;l me cognosse e cognosse la storia del mio teatràr, ol sa de me, del dario, de la franca e de &#8230; <a href="http://www.ladama.org/?p=521">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>29 maggio 2013</em><br />
o l&#8217;è gnanca &#8216;l caso de dir quanto che me spiàas de la franca, parché, chi &#8216;l me cognosse e cognosse la storia del mio teatràr, ol sa de me, del dario, de la franca e de tute &#8216;e altre bestie da parcoscenigo. son stuffato de dir de morti. mo&#8217; rumento di par mio e no ne digo massa.. ma però, &#8216;na cossa vogio dir, in &#8216;sta note de piova.. adèss soma tuti un pochéto più tristi e pochéto più poberi.. ma de domàn, tuti gh&#8217;avemo a scoltàr n&#8217;altra storia, &#8216;na storia nova.. &#8216;na storia da inventàr a parole che parla.. alòra, fèmo parole che parla par la franca va&#8217;.. che la sarà contenta a contarle al siòr barbudo del cielo.. e basta..</p>
<p><em>31 maggio 2013</em><br />
ho finalmente potuto vedere il saluto di dario fo a franca rame. è davvero impressionante l&#8217;anima teatrale che è, da sempre, vita unica e vera per dario. ha davvero raccontato una storia fatta di parole che parlano.<br />
e, comunque, non ci poteva essere miglior regalo alla sua metà, che se n&#8217;è andata. impressionante (chi l&#8217;ha provato può capire) la presenza di spirito, in un momento sicuramente difficile. impressionante, per un vecchio attore, il tempo tecnico.. preciso, scenico.. tutta l&#8217;emozione, trattenuta in dieci minuti di monologo del vecchio attore che ha perso la compagna, esplode nel tremolìo, terribile, della mano mentre beve un sorso d&#8217;acqua appena terminato. perché è così. l&#8217;emozione, per l&#8217;attore, è precedente e successiva.. e non vorrei essere nei panni del vecchio attore nei giorni a venire.<br />
può sembrare un ragionamento freddo. è vero il contrario. la scena è il paradigma della vita vera. e chi in scena e di scena vive, vive due volte. muore due volte.<br />
una gran fortuna. una gran disgrazia.<br />
perché il mondo contemporaneo è pieno di teatranti della vita. lupi. opportunisti.<br />
i teatranti veri, invece, non sanno neppure cosa sia l&#8217;opportunismo. sono agnelli per natura. capaci solo di esser lupi per quei dieci minuti che li espongono al pubblico pagante. per il quale si annullano.<br />
una gran fortuna. una gran disgrazia.<br />
buonanotte, amici delle tavole<br />
buonanotte due volte</p>
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		<title>Vite veloci</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jul 2012 20:11:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>max</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(presentazione degli ospiti del XV Cervino Cinemountain Festival internazionale. ogni tanto, nel mio lavoro, posso scrivere come voglio) di Max Vergani La velocità ce l&#8217;hai nel sangue. Ci nasci. E&#8217; un istinto primario che ti spinge ad andare oltre il &#8230; <a href="http://www.ladama.org/?p=413">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>(presentazione degli ospiti del XV Cervino Cinemountain Festival internazionale. ogni tanto, nel mio lavoro, posso scrivere come voglio)<br />
di Max Vergani</em></p>
<p>La velocità ce l&#8217;hai nel sangue. Ci nasci. E&#8217; un istinto primario che ti spinge ad andare oltre il limite. A cercare un limite superiore. Non c&#8217;entra la paura, quella c&#8217;è sempre. Non c&#8217;entra neppure il coraggio, che pure c&#8217;è. No, la velocità è una chiave di lettura dell&#8217;emozione.</p>
<p>Zeno Colò, recordman di velocità nel 1947 con 159,2 km/h sugli sci, azzurro tanto appassionato di medaglie quanto di sigarette: oro mondiale ad Aspen nel &#8217;50 in discesa e gigante, oro olimpico (e mondiale) nel &#8217;52 ad Oslo. Un autentico mito nella storia della velocità sulla neve.</p>
<p>E poi: Herbert Plank, primo azzurro a vincere sulla Saslong, la discesa della Val Gardena, bronzo olimpico (e mondiale) ad Innsbruck &#8217;76; Kristian Ghedina, il discesista italiano più vincente di sempre con 13 primi posti e altri 20 podi in Coppa del mondo. Due argenti e un bronzo mondiali. L&#8217;uomo che irrise la Streif spalancando le gambe a 137,6 all&#8217;ora sullo Schuss d&#8217;arrivo. Era il 24 gennaio del 2004. Appena appesi (e non del tutto) gli sci al chiodo, Ghedina ha cominciato a fare il pilota. Velocità.</p>
<p>Sci, auto, moto, vela. Un campione d&#8217;oltralpe che la velocità non ha mai smesso di volerla provare è Luc Alphand, vincitore della Coppa del mondo di sci alpino nel 1997, 23 podi tra cui 12 vittorie nel circuito maggiore dello sci, bronzo mondiale nel &#8217;96. Ma anche vincitore della Parigi &#8211; Dakar nel 2006, altri due podi nel 2005 e nel 2007. Ma ad arrivare dove Alphand non è riuscito, è stato Antoine Deneriaz, campione olimpico nella discesa di Torino 2006. La Francia che vince in Italia. Ed ecco chiuso il cerchio. </p>
<p>La velocità, l&#8217;eterna sfida fra cugini di Italia e di Francia. Tante storie da raccontare ed emozioni da rivivere.<br />
Ad alta velocità, naturalmente.</p>
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		<title>Le stelle</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jul 2012 12:25:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[C&#8217;era una volta il re di un bel paese, che aveva tanti forzieri pieni di monete d&#8217;oro. Una volta all&#8217;anno, il re faceva portare tutti i suoi averi nella grande piazza del paese e li faceva aprire di fronte a &#8230; <a href="http://www.ladama.org/?p=405">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;era una volta il re di un bel paese, che aveva tanti forzieri pieni di monete d&#8217;oro. Una volta all&#8217;anno, il re faceva portare tutti i suoi averi nella grande piazza del paese e li faceva aprire di fronte a tutti i suoi cortigiani, in modo che rimanessero stupefatti dalla luminosità di quelle scintillanti monete d&#8217;oro.<br />
E tutti gli anni, dopo aver mostrato il suo tesoro, il re esclamava: &#8220;Anche il cielo invidia la luce dei miei tesori!&#8221; E faceva riporre i forzieri.</p>
<p>Un anno, mentre i servi del re si apprestavano ad aprire le casse, si era sentito un forte rimbombo nel cielo. Improvvisamente era calata la notte, e dal cielo era scesa in terra una specie di nube, fitta fitta, che impediva a chiunque di vedere.</p>
<p>Poi la nube si era diradata, e nel cielo era tornato a splendere un bel sole. Gli occhi del re si stavano riabituando alla luce e&#8230; incredibile! Il tesoro era scomparso! Non c&#8217;era più una sola moneta d&#8217;oro nei forzieri!</p>
<p>Il re era disperato: &#8220;Ma dove sono finiti i miei tesori?&#8221;, continuava ad urlare, correndo da una parte all&#8217;altra della sua reggia. E urlò fino ad impazzire, l&#8217;ormai povero re.</p>
<p>Quella notte, il cielo pulito del paese, risplendeva di tante, bellissime stelle. Come non se ne erano mai viste prima. </p>
<p>Da quella notte, tutti i poveri del paese guardano ammirati le stelle del cielo, perché quella è l&#8217;unica ricchezza che possiedono. E quando le guardano sono felici, perché quelle stelle sono il tesoro di tutti. E allungano le loro mani verso il cielo, nel tentativo di toccare le stelle. Ogni tanto qualcuno ci riesce. E tocca il cielo con un dito.</p>
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		<title>sogni a ripetizione</title>
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		<pubDate>Sat, 12 May 2012 00:39:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[un bambino nasce. va di corsa. ha un sogno. poi cresce e cerca di inseguire quello stesso sogno. si confronta con la realtà, con i propri genitori, con i propri limiti, con la lentezza.. può abbandonare il sogno, per paura, &#8230; <a href="http://www.ladama.org/?p=364">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>un bambino nasce. va di corsa. ha un sogno. poi cresce e cerca di inseguire quello stesso sogno. si confronta con la realtà, con i propri genitori, con i propri limiti, con la lentezza.. può abbandonare il sogno, per paura, per senso di responsabilità, anche per ribellione.. oppure può continuare a coltivarlo. quel maledetto sogno.. quel bimbo diventa uomo. i sogni li lascia per strada. per definizione. ma i sogni sono più grandi di un uomo. di un bimbo. e tornano. si ripropongono, questa volta materializzati in piccoli fatti concreti.. ed è felicità vera, se si realizzano.. anche in piccola parte.. è la chiusura di un cerchio, che forse non si chiude mai.. sì, perché, appena realizzato un sogno, quel bimbo fatto uomo, scopre di averne nascosti tanti altri.. e la girandola continua.. verso nuovi dolori forse, ma sempre correndo.. dietro ai sogni.. verso i prossimi, piccoli, lenti segnali di realtà.. in fondo la felicità è davvero una brevissima frazione di vita in cui sogno e realtà, velocità e lentezza, combaciano alla perfezione.. costa fatica, ma se succede.. beh, è un sogno..</p>
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		<title>Farfalla</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Dec 2011 23:35:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Asciutto. E’ una regola da continuare ad imparare. Quando si scrive bisogna essere asciutti. Andare al punto. Solo così si riesce a conservare l’attenzione di chi legge. Io, ogni tanto me ne dimentico, e fantastico. Di sangue, di carne.. inutile. &#8230; <a href="http://www.ladama.org/?p=123">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Asciutto.</p>
<p>E’ una regola da continuare ad imparare.</p>
<p>Quando si scrive bisogna essere asciutti. Andare al punto. Solo così si riesce a conservare l’attenzione di chi legge. Io, ogni tanto me ne dimentico, e fantastico.</p>
<p>Di sangue, di carne.. inutile. Bisogna asciugare il tutto. Bisogna essere precisi. E&#8217;, o vorrebbe essere, il mio mestiere.</p>
<p>Il punto è: cos’è stato fino a qui? E’ stato inseguimento (il mio, nei tuoi confronti), è stata accoglienza (la tua, nei miei confronti). Poi le regole sono cambiate, non so perché. Anche tu hai inseguito me, anche tu mi insegui. Anche io ti accolgo. Io ti aspetto.</p>
<p>Siamo stati complici, siamo complici. Nel retro di una macchina scomoda. Abbiamo passato più tempo in quella macchina che all’oratorio (almeno, per me vale).</p>
<p>Abbiamo parlato di cose inutili. Abbiamo sentito musica bellissima. Abbiamo amato, oh sì che abbiamo amato. Ognuno l’avverso.</p>
<p>Abbiamo danzato, almeno io ho danzato (tu hai osservato). Ci siamo spostati (io non so stare fermo). Ci siamo spogliati.</p>
<p>Non mi ricordo più se la tua faccia è sempre stata la stessa. Non credo. Credo che tu abbia cambiato faccia, così come hai cambiato il modo di darmi le gambe, di aprirle o di chiuderle.</p>
<p>Abbiamo fatto l’amore. Sinceramente. Noi abbiamo fatto l’amore. O abbiamo fatto sesso. Cosa cambia? Una definizione forse? Ma io penso che noi abbiamo fatto l’amore.</p>
<p>Mi ricordo i tuoi occhi, spauriti all’inizio del tempo. Conosco i tuoi occhi consapevoli.</p>
<p>Noi facciamo l’amore. Noi confrontiamo i nostri corpi. Il tuo ha bisogno di nutrimento. Il mio ne ha bisogno, punto e basta.</p>
<p>Altro? Si, c’è altro. C’è il sottotesto. Quello che non si dice, ma un buon autore lo deve riconoscere. Il sottotesto dice che bisogna studiare. Bisogna impegnarsi. Bisogna sudare, se si vuole capire qualcosa in più.</p>
<p>Cosa significa capire? Significa entrare. Significa conoscere. Significa esserci. Significa che anche tu, si anche tu, ci devi essere. Significa non avere paura. Da entrambe le parti.</p>
<p>Cosa vuoi, la nostra è una storia breve.</p>
<p>Nessuno sa cosa significa domani.</p>
<p>Eppure lo sappiamo tutti e due. Perché siamo grandi.</p>
<p>Io ho avuto la fortuna di vedere la crisalide trasmutarsi in farfalla.</p>
<p>E’ una fortuna. Non capita a tutti.</p>
<p>Ora la farfalla deve spiccare il volo. Il suo deve essere un volo leggero, silenzioso, felice, infinito.</p>
<p>Io la lascerò volare. Io sarò la margherita che aspetterà il suo atterraggio. Vola. Se ne sei capace. Farfalla.</p>
<p>Io sono nel cielo. Da sempre.</p>
<p>Ma, ti prego, vola.</p>
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		<title>Jaaaaaaaaazzz, babe..</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 20:24:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ahe-m, mi schiarisco la voce. sempre, quando devo parlare preferisco schiarirmi la voce. perché si senta più forte e chiaro quello che ho da dire. e anche perché spero che suoni meglio. a-hem. mmh. dunque. parto da lontano. sono tanti &#8230; <a href="http://www.ladama.org/?p=103">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ahe-m, mi schiarisco la voce. sempre, quando devo parlare preferisco schiarirmi la voce. perché si senta più forte e chiaro quello che ho da dire.<br />
e anche perché spero che suoni meglio.<br />
a-hem. mmh. dunque.<br />
parto da lontano.<br />
sono tanti anni che sono su piazza. sembrerà trito, ma sono davvero tanti anni. sai, in tutti questi anni ne ho vissute di storie. ne ho viste, e tanti me (tanti me stesso) ho visto. ho visto la solitudine, ho visto l&#8217;allegria, ho visto la passione. e tanto altro ho visto.<br />
sai una cosa, mentre suona un caldissimo jazz sotto i miei tasti, ecco tanti tasti ho pigiato. tanti. per scrivere tante parole.<br />
questa volta, come sempre, è diverso. è meraviglioso. cioè, non è meraviglioso questa volta. è meraviglioso come si possa scrivere. mi stupisco ogni volta. è meraviglioso come si possa esprimere sentimenti, pensieri, parola dopo parola, lettera dopo lettera. viaggiando su una tastiera. sempre la stessa, in fondo.<br />
ecco, sono parole jazz. questa sera.<br />
sai com&#8217;è il jazz. è fantastico. racconta storie pesanti, pesantissime. ma lo fa in maniera lieve. il jazz è lieve. eppure ha dentro tanto sangue.<br />
già, il sangue. è il primo argomento che mi viene in mente, in questa sera jazz.<br />
tu l&#8217;avrai capito, io sono il mio sangue. non del tutto, ma in buona parte. sono sangue.<br />
sai com&#8217;è il sangue. gira, gira, gira, e non si ferma mai. svolta per le vene, evita i grumi, passa sopra a tutti i nodi. va, va, va, se ne va. non puoi inseguirlo, perché lui non si ferma mai. io vado, dietro al mio sangue.<br />
quando ne sento il richiamo, quando lo sento, se lo sento, non mi fermo per niente al mondo. lo seguo. gioco con lui. ci schizziamo come due bimbi per la prima volta al mare. è la mia gioia e il mio tormento. ma c&#8217;è. io lo so.<br />
lui c&#8217;è. è una delle poche cose che so. come io ci sono. io vado, vado, vado. troppo spesso oltre, l&#8217;ho imparato. spesso oltre. oltre il confine tra il lecito e l&#8217;illecito. e non sta in un paio di parole. è in ogni ruga sulla mia faccia. è lì. per fortuna si mostra, e me lo ricorda. ma io vado. io vado finché il mio sangue gira. perché è raro.<br />
è raro il mio sangue, è raro che succeda di andare. bisogna volerlo. e io lo voglio. e non ci rinuncerei mai. ho tanto sudato per poter andare. adesso vado. non ci rinuncerei.<br />
neanche per la ciccia. neanche per la carne. ecco, è arrivata anche la carne. al solito. le solite straripetute parole. la carne è una delle tante.<br />
eppure la carne porta con sé l&#8217;odore. guarda, c&#8217;è più odore nella parola carne che in tutto un macello. io dico che l&#8217;odore va distillato e messo in tante boccette per poterlo far distinguere a quelli che non lo sentono. e per poterlo ricordare. l&#8217;odore di me, l&#8217;odore della prima volta, l&#8217;odore della prima sigaretta, l&#8217;odore di dopo la pioggia, l&#8217;odore dei quattromila metri, l&#8217;odore del freddo, l&#8217;odore del mare, l&#8217;odore del silenzio, l&#8217;odore della polvere, l&#8217;odore.. dio, quanti ce n&#8217;è.<br />
sa di polvere questo jazz. sa di polvere perché è polvere, e come la polvere basta un soffio per farlo volare. basta un soffio in più, in quella maledetta malinconica tromba, per farlo suonare.<br />
ma è un sogno. tutto questo è un sogno. tutto è solo un sogno.<br />
poi arriva la mattina, arriva il sole, arrivano le auto, arrivano le vecchine con la sporta della spesa, arriva la raccomandata, arriva il mondo. ti si scaraventa addosso con la sua violenza infinita e invereconda.<br />
e io mi nascondo. continuo a pigiare i miei tasti cercando di respirare. di sopravvivere fino a una nuova notte. fino al nuovo sogno.<br />
ma lo so, sono tanti anni che sogno. lo so che non c’è modo di evitare il mondo. lo so che non c’è modo per far continuare il sogno. so cos’è il giorno, so cos’è la fine della musica. so che tutto appare più stinto. gli odori svaniscono, il sangue rallenta, la carne si rammollisce. lo so. lo aspetto ogni mattina. e lo riconosco. un po’ mi fa ridere, perché ho voglia di sfidarlo, il giorno si capisce. ogni tanto ci riesco. riesco a sorridere in faccia al mondo. riesco a farmi divertire dal giorno. riesco a fare del giorno un aperitivo della notte. ogni tanto no. ogni tanto è lui, il giorno, ogni tanto il giorno che mi ride in faccia. ride di me, della mia faccia pesta, della mia carne molle, del mio sangue rappreso.<br />
una cosa ho imparato. ho imparato una cosa, dopo tante e tante notti e dopo altrettante mattine. ho imparato che solo io, il mio sangue, la mia carne e i miei odori possiamo avere memoria di noi stessi. per questo, alla fine, si è sempre soli. solo io posso raccontare a me stesso la poesia della mia vita, l’unica poesia che valga la pena di scrivere. certo, bisogna che suoni jazz. o rock, o funky, o blues. ma bisogna che suoni. e danzi, e canti. se suona ha memoria, se non suona svanisce fra i gas di scarico.<br />
ora, mentre io scrivo queste righe di jazz, tu stai spegnendo la musica. stai spegnendo la tua musica. stai uscendo dalla notte di sogno, stai guardando il sole e le sue nuvole di polvere. forse hai finito di danzare, forse sei stanca e hai bisogno di respirare un poco. forse il tuo sangue si è fermato per un istante e, improvvisamente, il tuo cuore ha smesso di battere.<br />
io non lo so. quello che so è che il giorno è sempre più scuro della notte.<br />
e ogni giorno ha bisogno di un abbraccio. per arrivare fino alla prossima notte.<br />
è meraviglioso poterlo scrivere. è meraviglioso poter passare il giorno in un abbraccio. è meraviglioso vivere il sogno di una notte. anche di una notte sola. e far crescere una ruga in più.<br />
ravveduta e corretta. spero che il tuo giorno sia felice. vittima di un abbraccio. almeno quanto lo è la mia notte.<br />
a-hem. buonanotte, vecchiaia.</p>
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		<title>&#8220;mimmo&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jun 2011 21:18:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[.. è avendo per le mani la piccola che mi accorgo di non essere più un bimbo. &#8220;mimmo&#8221;, come dice lei. non ho più quella elasticità, non ho quelle forme.. il mio fisico è cambiato, ha preso la piega degli &#8230; <a href="http://www.ladama.org/?p=28">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>.. è avendo per le mani la piccola che mi accorgo di non essere più un bimbo. &#8220;mimmo&#8221;, come dice lei. non ho più quella elasticità, non ho quelle forme.. il mio fisico è cambiato, ha preso la piega degli anni, è stato sbattuto dal vento, dalla neve, dal caldo e dalle birre..<br />
e allora, qual&#8217;è la mia nuova dimensione?<br />
qual&#8217;è la nuova storia che racconta questa cornice di pelle, ciccia, ossa e cuore?<br />
ho voglia di raccontare una piccola cosa..</p>
<p>.. metti una montagna, alta e imperscrutabile..<br />
prendila come riferimento. fai conto che con essa dovrai fare i conti prima o poi. cioè, tu, inevitabilmente, dovrai salirci, su quella montagna, perché sei fabbricato solo per questo. non sai fare altro.. si, ti puoi distrarre, puoi girellare e circumnavigare, ma a un certo punto, qualcosa dentro di te, ti dice che devi salire..<br />
..e allora sali..<br />
e mentre sali, faticando, scopri che la fatica vera non sta nella salita, ma nelle diverse atmosfere che incontri alle diverse altitudini..<br />
prima il grande caldo, salti, sorrisi e giochi nel grano..<br />
poi, si sale, la temperatura rinfresca, il fiato s&#8217;accorcia.. comincia a tirare &#8216;sta maledetta.. ma non è quello il punto.. è che ti scopri concentrato sul tuo sforzo, in fondo su te stesso.. e il resto non esiste più.. va scomparendo..<br />
e continui a salire.. fa freddo.. sei solo..<br />
scopri che hai lasciato il mondo alle tue spalle, e il mondo non ti segue più.. sei solo.. ecco il problema..<br />
ti fermi un secondo, asciughi il sudore gelato, guardi indietro e sai che non tornerai.. la tua unica possibilità è continuare a salire.. solo..<br />
..e sali..<br />
adesso non c&#8217;è più niente che ti dia riparo.. intorno a te, solo la neve e i ghiacci..<br />
c&#8217;è il silenzio.. quello che hai sempre detto di cercare e che adesso ti fa paura.. c&#8217;è il cielo.. che è troppo ampio per potersi far abbracciare.. è troppo lontano.. le uniche cose calde che sono in tuo possesso sono le lacrime.. e le usi..<br />
.. ma poi finiscono, ghiacciate, sulle tue gote rugate..<br />
e finite le lacrime che fai?<br />
.. vai avanti.. sei fatto per quello.. tu sai solo salire..<br />
la montagna è davanti a te.. sempre più impervia e cattiva..<br />
sempre più silenziosa..<br />
l&#8217;unico rumore che ti è dato sentire è il fischio del vento che ti accompagna.. l&#8217;unica compagnia..<br />
hai ormai abbandonato tutto e tutti.. hai maturato la tua solitudine.. vai in direzione della tua fine, nel freddo dei ghiacci eterni..<br />
.. e quando non ci speri proprio più, quando non hai più corpo, né saliva, eccolo..<br />
.. un piccolo fuocherello..<br />
nel nulla..<br />
era là da un po&#8217;, ma tu non sapevi che potesse esistere..<br />
ti avvicini, diffidente..<br />
.. scruti da lontano, cerchi di capire chi può averlo acceso e per che motivo.. lasciato là? per te?<br />
non capisci.. forse non c&#8217;è proprio niente da capire..<br />
nel freddo della montagna, impari a fare a meno di tante spiegazioni e sofisticherie.. semplicemente, ti fermi e cerchi di scaldarti.. e provi finalmente sollievo..<br />
.. dopo tanta solitudine..<br />
sì, caldo.. finalmente..<br />
.. in quel momento, vorresti poter portare tutto quel calore con te.. quel calore, finalmente ritrovato.. via con te.. perché tu continuerai a salire.. sei fatto per quello.. solo quello sai fare..<br />
allora prendi due tizzoni, li metti contro il tuo cuore e, faticosamente, riprendi la strada..<br />
.. non sai dove ti porterà.. non sai se arriverai da qualche parte, o se sarai costretto a fermarti..<br />
quei due tizzoni, caldi come il tuo cuore, ti aiuteranno.. questo lo sai.. per questo li porti con te.. perché li senti..<br />
ti segnano definitivamente il corpo, il cuore.. avrai altre piaghe.. scoprirai altre pieghe, quando &#8211; per un sicuro sbaglio &#8211; ti scivoleranno, per un istante dal grembo.. ma non li perderai..<br />
non lascerai mai spegnere quelle fiamme che ti hanno risvegliato in mezzo al freddo della solitudine.. avrai cura di loro..<br />
saprai come tenerle accese..<br />
e, camminando, arriverai in cima.. un giorno..<br />
.. con tanto freddo e ancora più segni nel corpo, ma &#8211; forse &#8211; tanto, tanto caldo nel cuore..</p>
<p>.. ho capito di non essere più &#8220;mimmo&#8221; oggi.. e di aver forse perso elasticità, tempo, occasioni..<br />
.. ma ho capito di essere molto &#8220;ricco&#8221; oggi..<br />
.. molto più di sempre..<br />
.. e la montagna della mia vita, quella che continuo a salire, è la mia migliore amica..</p>
<p><em>(max vergani, 28 giugno 2011)</em></p>
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